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La nuova legge per il riordino delle coste siciliane
Riportiamo qui tratti dell'articolo apparso sul Giornale di Sicilia del Mercoledì 5 Dicembre 2001 in occasione della presentazione del nuovo piano per il riordino delle coste siciliane, che richiede, in sostanza, la redazione di un piano territoriale regionale e di piani comunali da approntare entro i nove mesi successivi alla entrata in vigore della legge, e prevede la riduzione della fascia di 300 metri dal mare a 150 metri, la possibilità di costruire nuovi agglomerati turistici all'interno della fascia di 30 metri dalla costa, e il risanamento degli insediamenti abusivi:
"Il 'riordino delle coste' ora è un progetto compiuto, che l'assessore al Territorio Bartolo Pellegrino ha portato subito in giunta. Fra le polemiche degli ambientalisti. Un'accelerazione che ha finito per spaccare la giunta: Fabio Granata, Assessore ai Beni Culturali, non ha perso tempo a dissociarsi dall'iniziativa: 'Così riproponiamo l'immagine disastrosa della Sicilia [...] appariamo come quelli che vogliono sanare tutto e a tutti i costi [...]'. Il presidente Totò Cuffaro ha preso il disegno di legge che scotta, l'ha distribuito ai suoi assessori ma ne ha rinviato l'esame alla prossima seduta di giunta. La novità del testo presentato da Pellegrino, rispetto a quello che fece tanto discutere alla fine della scorsa legislatura, sta nella possibilità di costruire alberghi sui litorali siciliani. I diciassette articoli hanno l'obiettivo di modificare le norme del 1976 che ordinano l'inedificabilità assoluta entro il limite dei 150 metri dalla battigia. In questo terreno sarà possibile salvare gli edifici abusivi che possono essere riqualificati e costruire nuove strutture alberghiere, i cui progetti saranno valutati da una conferenza di servizi a livello comunale. Il provvedimento prevede anche un Piano territoriale regionale da varare entro sei mesi dall'approvazione della legge, che fissa i punti della pianificazione. Infine, si affida ai Comuni ad alta densità abusiva l'incarico di redigere i Piani di riqualificazione urbanistica e ambientale, che definiscano il recupero delle costruzioni esistenti, che non sono in contrasto con aree archeologiche, di interesse paesaggistico, o con aree boschive. 'Il pugno duro contro le costruzioni contrarie a qualsiasi norma ci sarà' assicura l'assessore Pellegrino, che non esclude neppure che il governo possa avanzare una richiesta allo Stato per demolire il viadotto Morandi, una bretella di un chilometro e mezzo che collega Agrigento a Porto Empedocle, 'un vero scempio nella Valle dei Templi'. Ma gli ambientalisti non ci stanno. Per il presidente del Wwf Fulco Pratesi, 'questa immarcescibile vocazione al cemento ha ormai raggiunto livelli di incontenibile irresponsabilità politica'. Legambiente annuncia una mobilitazione sul territorio e in sede giudiziaria ricorrendo alla Corte Costituzionale. 'La giunta siciliana - dichiara il presidente Ermete Realacci - non nasconde le proprie intenzioni, si limita solo a ribattezzarle: sospendere gli abbattimenti e spianare la strada a nuovi alberghi, secondo il nuovo vocabolario caldeggiato da Cuffaro & Co, si chiama riqualificazione. Per Giuseppe Arnone, responsabile di Legambiente nel settore dell'abusivismo, 'si aprono le porte di un condono edilizio gravemente incostituzionale per tutti gli scempi costruiti'. Il testo finisce per dividere anche i partiti. Granata lo critica, il collega di An Santi Formica lo difende e scarica le accuse sulle associazioni ambientaliste, 'capaci solo di espedienti demagogici e polemiche strumentali'. Ma anche il vicepresidente dell'Ars, Salvo Fleres [Fi], invita Pellegrino alla cautela: 'Non possiamo consentirci soluzioni approssimative: è necessario riordinare urbanisticamente le zone interessate, senza stravolgere il valore ambientale delle coste'."
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