Lo Stabilimento Florio di Favignana. Storia, iconografia, architettura
aprile 20, 2009 in Terza pagina
Nel titolo sono sinteticamente accennati i diversi contenuti della trattazione, sviluppati dall’autore sulla base di fonti archivistiche inedite: l’economia e le condizioni generali dell’isola nel XIX secolo, il complesso degli edifici funzionali alla pesca del tonno, il passaggio del patrimonio delle Egadi dai genovesi Pallavicini a casa Florio nel 1874, le innovazioni introdotte da proprietari e gabelloti che si sono avvicendati, la scelta imprenditoriale di costruire il più importante e moderno stabilimento di lavorazione del tonno del mediterraneo a fine ‘800.
Tra i 16 documenti che compongono l’Appendice archivistica, appaiono di particolare interesse per gli storici dell’architettura, le trascrizioni di due corpose relazioni tecniche redatte rispettivamente nel 1839 e nel 1859, nelle quali si rinviene la minuziosa descrizione non solo di tutti gli edifici destinati sin dalla metà del ‘600 alla conservazione delle barche, delle reti, degli attrezzi, o alla lavorazione del pescato, ma di tutti gli immobili appartenenti ai Pallavicini.
La sezione tabelle si compone di 11 elaborati nei quali sono raccolti dati demografici, catastali, produttivi, economico-patrimoniali e, non ultimo un inventario notarile del 1839 riguardante l’archivio trapanese dei Pallavicini che a quella data era costituito da un corpus di registri, scritture contabili e corrispondenze risalenti al 1650.
L’apparato iconografico si compone sia di cartografie e tavole riguardanti Favignana o singoli edifici, sia fotografie e cartoline d’epoca riguardanti soprattutto lo stabilimento Florio e le fasi di lavorazione.
Il volume realizzato su progetto grafico e editoriale di Renato Alongi, oltre al saggio storico-economico di Rosario Lentini, include i rilievi architettonici dello stabilimento realizzati in occasione del progetto di restauro, una sezione di fotografie storiche provenienti dall’archivio privato dell’ingegnere Ugo Ramistella e si chiude con una selezione di immagini del fotografo Giuseppe Mineo realizzate nel 1997, prima dell’inizio dei lavori di recupero dello stabilimento Florio.
Dalla presentazioni al volume
di Giuseppe Gini, Soprintendente per i Beni Culturali e Ambientali di Trapani
Volge al termine il restauro dello Stabilimento Florio di Favignana, acquisito dall’Assessorato BB.CC.AA. della Regione Siciliana, negli anni ’90 del XX secolo. I lavori che hanno rappresentato uno dei più significativi impegni, sia dal punto di vista finanziario che professionale, affrontato dai tecnici della Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali di Trapani, sono stati realizzati con i fondi del POR 2000-2006 emessi dalla Comunità Europea.
Un lungo cammino interdisciplinare, avviato all’inizio del secolo, durante il quale architetti, impiantisti, storici, con il supporto di antropologi, amministrativi, grafici, fotografi e studiosi si sono confrontati ed unitamente ricercato e progettato, per restituire alle Egadi, alla Sicilia e non solo, una delle più grandi tonnare del Mediterraneo: circa 30.375 mq. la superficie complessiva, di cui oltre tre quarti di superfici coperte; superficie oggetto d’intervento mq. 19.848, superfici di coperture ripristinate 9.000 mq; 27.500 mq. di superfici parietali restaurate; circa 16.759 mq. di pavimentazioni; 350 mc di legname impiegati per capriate ed orditure, 53.000 ml di cavi elettrici; 14.424.740 di euro investiti.
I numeri contribuiscono a rendere l’idea della entità dei lavori svolti, ma non ritengo siano sufficienti a rappresentare tutte le difficoltà che si sono dovute affrontare e risolvere tempestivamente per rispettare i tempi, le modalità e le prescrizioni dettate dalla Comunità Europea.
Nonostante l’avanzato degrado delle possenti strutture, principalmente dovuto sia all’abbandono che alla aggressione della salsedine ed al fenomeno eolico, le opere condotte hanno consentito di assicurare il recupero dei manufatti e di avviare una prima fase di funzionalizzazione e valorizzazione di alcuni ambiti.
La valenza di questo progetto non risiede soltanto nella mole dei manufatti, nella entità delle lavorazioni, nei tempi di realizzazione, ma anche nel fatto che sarà possibile riscoprire che nella tonnara Florio a Favignana è stato realizzato in Sicilia, nella seconda metà del XIX secolo il primo esempio di gestione del ciclo produttivo del tonno, in chiave industriale.
Di tale processo di lavorazione se ne potranno rileggere i percorsi, ammirare i macchinari, riscoprire le diverse fasi di trasformazione, comprendendo come l’ingegno imprenditoriale dei Florio abbia organizzato di fatto un paese nel paese (all’interno della tonnara c’era oltre all’infermeria, anche un asilo). Si potranno vedere le grandi ciminiere che sfidano il cielo, i forni di cottura e le enormi pentole in cui bollivano il pescato, il bosco dove il giorno della mattanza dopo essere stati marchiati con una croce venivano appesi i tonni e dopo essere stati svuotati delle interiora, venivano squarciati e separati i diversi tagli, e poi ancora la sterilizzazione, l’inscatolamento, l’imballaggio. Nei grandi depositi, il cui spazio è connotato da una sequenza di ininterrotta di arcate, sono custodite le imbarcazioni, che rivestite di pece, sembra siano degli animali in letargo, in attesa di tornare a solcare il Mediterraneo: i vasceddi, le bastardedde, i varcuni, la muciara, ed ancora: corde, reti, boe, ancore, cesti e quanto altro necessiti per la pesca.
Un mondo di oggetti, che attraverso i segni del passato evocano riti e tradizioni, ancora vivi nella quotidianità dei cittadini di Favignana.
Tutt’oggi gli ultimi mastri d’ascia, continuano a lavorare alla manutenzione delle barche, con le stesse tecniche e materiali che da secoli si tramandano ed ogni anno, fra aprile e maggio, il rais sulla sua muciara, seguendo un rito che si perde nella notte dei secoli,comanda mattanza: la parola del rais è verbo.
La Tonnara, è anche Museo di se stessa: l’esteso fronte a mare, attribuito da alcuni studiosi a Damiani Almeyda, collaborato dall’ing. La Porta, è connotato da un elegante rigore plastico, e sembra un nastro che lievemente si poggia sulla costa. Nell’intera cortina architettonica prevale il rapporto dei pieni sui vuoti, ad eccezione di alcune finestre e delle grandi arcate da cui sa accede alle trizzane, chiuse da cancelli probabilmente realizzati nelle Fonderia Oretea, anch’essa dei Florio. Nel 1891-1892 all’interno del padiglione Florio dell’Esposizione Nazionale di Palermo, vengono esposte quattro tavole del progetto del grande Stabilimento, recante la firma dell’ing. Filippo La Porta.
La tipologia dei magazzini, è anch’essa caratterizzata da un’incessante sequenza di archi ogivali ed a tutto sesto, che sembrano moltiplicarsi all’infinito, dando la sensazione di un ambiente ipostilo, articolato ed assolutamente unico da ogni angolo lo si osservi, anche se formato da elementi ripetitivi. Il progettista pur se ha privilegiato la funzione d’uso della fabbrica, non ha certo trascurato lo studio dei volumi, che ricordano l’ascensionalità di sapore gotico, propria dell’architettura delle cantine vinicole del Marsalese. I materiali usati: basole di pietra nei selciati, arenaria negli elevati, intonaci di tipo li vigni, elementi realizzati con materie del luogo, contribuiscono all’armonica mimesi del costruito con il contesto. La tonnara a Favignana è parte integrante del paesaggio costiero dell’isola.
Come d’altronde parte integrante del territorio, dal punto di vista percettivo oltre che economico e sociale, sono i sistemi produttivi disseminati nella provincia: i bagli a presidio dei latifondi, le aziende vinicole con le cantine, le tonnare sui margini della battigia che si protendono nelle naturali insenature marine.
Di fatto, prima dell’avvento del cemento armato ed agli albori della industrializzazione, l’attenzione progettuale, nella realizzazione di manufatti deputati alla lavorazione dei prodotti della terra e del mare, era in eguale misura rivolta sia alla funzionalità che alla composizione architettonica: il paesaggio, pur in assenza di leggi di tutela e di salvaguardia era un elemento guida pregnante. La loro funzione era intimamente legata alla vocazione del sito, gli stilemi dell’architettura erano quelli tradizionali, i materiali del costruito erano di diretta provenienza dell’immediato contesto geografico; mentre in epoca contemporanea, soprattutto con l’uso di elementi prefabbricati e di materiali di rifinitura industrializzati, con l’adozione di strutture armate e con la fine della cultura del decoro, sono stati persi i presupposti, che istauravano la simbiosi architettura-territorio.
Un importante contributo alla realizzazione del restauro condotto, è stato dato dalle testimonianze degli antichi pescatori, che con l’entusiasmo e l’enfasi di chi ritiene essere stato protagonista di un importante momento storico della propria terra, ci hanno raccontato la vita dello stabilimento, le pesche miracolose, descritto passo per passo i cicli produttivi, esaltando le innovazioni tecnologiche e gestionali dei Florio. All’interno della tonnara, un settore sarà dedicato alle loro documentazioni verbali, il pubblico potrà ascoltare i loro racconti e poi vedere documentari, filmati e foto d’epoca, immagini di repertorio, immergersi virtualmente per un giorno nella storia dello Stabilimento.
Lo Stabilimento restituito non sarà solo questo, un ambito degli antichi magazzini sarà dedicato ai Florio: “I Florio ed il mare”, “I Florio e la Sicilia”; racconterà l’apoteosi di questa famiglia, la loro lungimiranza imprenditoriale, tratterà delle loro eclettiche imprese.
Come è noto le Egadi sono poi, nell’immaginario collettivo strettamente legate al mito di Ulisse, addirittura qualche stravagante filologo, come riporta Brandi in Sicilia mia, sostiene che l’Odissea sia il viaggio condotto dall’eroe attraverso tutte le isole dell’arcipelago. Mentre tale tesi può ai più sembrare bislacca, sempre con maggiore forza, a seguito di ritrovamenti fortuiti, fra cui due rostri ed un elmo, e ricognizioni condotte da archeologi subacquei, si va approfondendo la conoscenza sulla battaglia delle Egadi combattuta nel 241 a.C. Durante diverse campagne di scavo, inoltre, condotte nelle tante grotte di Favignana, Levanzo e Marittimo, sono stati ritrovati eccezionali reperti archeologici di epoca preistorica. Tutti questi reperti terrestri e marini, saranno esposti in un Museo Archeologico, curato dalla Soprintendenza di Trapani, che sarà allocato negli ex spazi dei depositi dell’olio e che è in fase di realizzazione.
Durante la visita, il pubblico potrà interagire con la storia, avvalendosi di strutture e simulazioni che lo condurranno in un affascinante viaggio nel passato. Di certo, un complesso tanto ampio ed articolato deve, oltre ad attività museografiche comprendere altri usi: sportivi, culturali e ricettivi, che ne garantiscano la sua fruizione per l’intero arco dell’anno e che avranno un’inevitabile ricaduta sull’intero territorio delle isole.
Una grande sala convegni di 500 posti, situata nella ex galleria, sarà inaugurata contemporaneamente all’apertura dello Stabilimento, dove una serie di servizi d’accoglienza per il pubblico sono stati realizzati nei locali in fondo al viale in linea con l’ingresso principale, destinati sia alla cultura gastronomica dei prodotti dell’area del mediterraneo che ad aree di ristoro, in altri ambienti un ampio ambito accoglierà maestri artigiani ed artisti locali, mentre i bambini potranno in laboratori dedicati, svolgere attività didattiche e ludiche. Negli spazi che saranno recuperati, potrebbero poi essere realizzati un grande acquario del Mediterraneo, mentre alcuni manufatti saranno destinati ad accogliere attrezzature, alloggi ed infrastrutture utili allo svolgimento di sport nautici.
I lavori stanno terminando, ma la vera sfida è appena iniziata, i tempi per la scelta di un modello rivolto ad una sinergica gestione pubblico-privato dell’intero complesso di archeologia industriale, sono estremamente brevi, se non vogliamo che il lavoro fatto sia vanificato.
Di fatto il restauro eseguito è il logico prosieguo di una tenace e costante azione di tutela, salvaguardia e valorizzazione, che fin dal 1987 la Soprintendenza di Trapani ha avviato sull’arcipelago delle Egadi, superando iniziali opposizioni e resistenze di parte della cittadinanza e degli amministratori locali. Il vincolo paesistico, apposto sull’intero territorio ha in effetti invertito, quella che al finire degli anni ottanta del XX secolo, sembrava fosse la maggiore fonte di economia dell’isola di Favignana: il carcere di massima sicurezza. La Soprintendenza si oppose allora alla realizzazione del nuovo carcere, nella convinzione che questo sarebbe stato un detrattore per lo sviluppo turistico del territorio. Al vincolo paesistico è seguita la predisposizione del Piano Paesistico vigente, a tutt’oggi unico strumento di salvaguardia e regolamentazione di un territorio, carente di P.R.G.
Questo libro che nasce dagli approfonditi studi condotti da Rosario Lentini, sulla documentazione d’archivio dello Stabilimento e sui Florio tratta in particolare le ricadute, che la produzione ha avuto sullo sviluppo economico e sociale dell’isola di Favignana. Sono certo che quest’opera contribuirà ad una più approfondita conoscenza di un periodo della nostra storia, in cui i Siciliani toccarono con mano il fuggente sogno dell’industrializzazione dell’isola.
Lo Stabilimento Florio di Favignana. Storia, iconografia, architettura
a cura di: Giuseppe Gini, Renato Alongi, Rosario Lentini
testi: Rosario Lentini
fotografie: Giuseppe Mineo
Edizione: Regione siciliana, Assessorato dei beni culturali, ambientali e della pubblica istruzione, Dipartimento dei beni culturali, ambientali e dell’educazione permanente, Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Trapani
progetto editoriale: Renato Alongi
Pagine: 344
Formato: 25×28
In brossura, copertina cartonata
Il volume è stato presentato in occazione della XI Settimana della Cultura Giovedì 23 aprile 2009, alle ore 17.00, a Trapani, nella Sala della Musica di Palazzo Milo, sede della Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Trapani, presentato dal prof.Orazio Cancila, dal prof. Salvatore Costanza e dalla prof.ssa Maria Giuffré. Concludono l’arch. Paola Misuraca e l’arch. Silvio Manzo.






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