Angela Savalli – Le pietre ornamentali del Barocco a Trapani
novembre 18, 2008 in Angela Savalli, Restauro-Ristrutturazione, traarchit, Università
“… La conoscenza delle pietre costituisce un valido supporto per la storia dell’architettura e dei materiali e un’indispensabile strumento per procedere a corretti interventi di restauro conservativo, considerato che i fattori che determinano …“
Tesi di laurea: Le pietre ornamentali del Barocco a Trapani
Tesista/i: Arch. Angela Savalli
Anno Accademico: 2002/03
Luogo: Università IUAV di Venezia – Laurea in Storia e Conservazione dei Beni Architettonici e Ambientali
Relatore: Prof. Lorenzo Lazzarini
Correlatore/i: -
Note: Il rilievo del pavimento della Chiesa di “Badia Nuova” a Trapani è stato fornito dall’arch. Giovanni Nuzzo, che desidero ringraziare per il prezioso contributo.
Descrizione
La conoscenza delle pietre costituisce un valido supporto per la storia dell’architettura e dei materiali e un’indispensabile strumento per procedere a corretti interventi di restauro conservativo, considerato che i fattori che determinano i processi di degrado sono fortemente correlati alla natura della pietra sulla quale essi agiscono.
La provincia di Trapani offriva, e offre in parte ancora oggi, un vasto campionario di pietre ornamentali attraverso cui si sono espresse culture diverse, nonché attività economiche per la produzione di materiale lapideo. La coltivazione diffusa fu avviata nel Cinquecento quando ebbero inizio i primi scambi culturali e commerciali con la Toscana, da dove provenivano il Marmo di Carrara e le brecce violacee delle cave di Seravezza, insieme a maestranze specializzate nella loro lavorazione. Dal canto suo Trapani esportò una delle pietre più apprezzate del barocco: il Libeccio Antico, impropriamente detto Diaspro tenero.
All’interno del vasto panorama architettonico del barocco trapanese si prendono qui in esame, quattro esempi di altari e due esempi di decorazione pavimentale che si trovano nelle chiese di Mazara del Vallo e Trapani. La scelta di queste opere è legata a due motivi principali: il primo è “storico-tipologico” e muove dalla necessità di studiare i caratteri della produzione artistica del barocco siciliano, dove concorrono il linguaggio classico delle forme architettoniche e il carattere “plateresco” della decorazione; il secondo motivo è “minero-petrografico” e vuole prendere in esame il maggior numero di litotipi, siano essi locali o d’importazione o, come in pochi casi, marmi antichi di reimpiego.
L’indagine di riconoscimento delle pietre, esaminate solo macroscopicamente, ha portato all’individuazione di ventinove specie lapidee diverse, di cui diciannove di provenienza locale e dieci d’importazione. I litotipi locali più usati in assoluto sono il Libeccio Antico, il Rosso di Contorrana, il Giallo di Castronovo e il Rosone di Trapani, mentre per i diaspri o “pietre dure” i più usati sono il Diaspro giallo di Monreale e il Diaspro fiorito rosso di Giuliana. Per quanto riguarda i marmi d’importazione vengono impiegati il Verde Alpi, la Breccia Medicea o di Seravezza, il Nero Portoro, il Verde e Rosso di Levanto; dalle province europee provenivano invece il Rosso di Francia e il Broccatello di Spagna. Non mancano i “marmi antichi”, pietre provenienti dallo spoglio di edifici di età romana. In questo caso i litotipi più diffusi appaiono essere il Marmor Thessalicum e il Marmor Numidicum.
I risultati della ricerca sono stati presentati al V Congresso Nazionale di Archeometria “Scienza e beni culturali”, Siracusa 26/29 Febbraio 2008.
- © Angela Savalli
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