Giuseppe Mogliacci – Macchina scenica per l’Orestea di Eschilo, Siracusa

maggio 2, 2007 in Design, Giuseppe Mogliacci, Università

Macchina scenica per l'Orestea di Eschilo, Siracusa… La tesi di laurea dal titolo ” 1 PALCO…3 TRAGEDIE, L’ ORESTEA DI ESCHILO A SIRACUSA “, con relatore la prof.ssa arch. M. Isabella Vesco, è stata discussa alla Facoltà di Architettura dell’ Università …

Tesi di laurea: 1 palco… 3 tragedie, l’Orestea di Eschilo a Siracusa
Tesista/i: Arch. Giuseppe Mogliacci
Anno Accademico: 2004/05
Luogo: Facoltà di Architettuta di Palermo
Relatore: Prof.ssa Arch. M. Isabella Vesco
Correlatore/i: -
Note: -

Descrizione
La tesi di laurea dal titolo ” 1 PALCO…3 TRAGEDIE, L’ ORESTEA DI ESCHILO A SIRACUSA “, con relatore la prof.ssa arch. M. Isabella Vesco, è stata discussa alla Facoltà di Architettura dell’ Università di Palermo il 21/03/2006. È pubblicata sul testo  a cura di C. Ajroldi, M. Aprile, A. Sciascia, Note sulla didattica del progetto1, Edizioni Caracol, Palermo 2008 .
Essa nasce con l’intento di unire il mondo della letteratura con quello dell’architettura. L’ idea è stata quella di progettare al teatro greco di Siracusa una scenografia simbolica e versatile che permettesse con l’ utilizzo degli stessi elementi più allestimenti per più spettacoli.
La scenografia è pensata per tre testi Agamennone, Coefore ed Eumenidi di Eschilo, utilizzando come base un elemento particolare ossia un lungo ed articolato palcoscenico, al quale si aggiungono via via sia elementi verticali (le quinte) sia elementi di arredo (il cubo traslucido che simboleggia il tempio di Apollo e di Atena, e le sedie Louis Ghost, trasparenti di Philippe StarcK.
Alla cavea gradinata degli spettatori fa contraltare il lungo ed articolato palcoscenico chiamato “foglio” gradinato che si conclude nelle quinte elegantemente ed variamente illuminate; così come nei gradini sta il pubblico così nei gradini del “foglio-palcoscenico” recitano gli attori.
La scenografia nasce dai vv. 201-203 delle Coefore: …” Invochiamo gli dei: sanno bene essi da quale tempesta, come dei naviganti noi siamo travolti “…2
Essa è una scenografia simbolica, in quanto vuole rappresentare nelle forme e nelle proporzioni una nave. Infatti se si osserva tutta la struttura in sezione, si può notare come questa ricorda nella parte alta (la testata), la prua mentre la parte bassa (la scalinata), la poppa, qui abbassata per invitare simbolicamente il pubblico a salire a bordo e partire con i personaggi per vivere, insieme a loro, tutte le sventure che vi accadono sopra.
La macchina scenica, progettata secondo uno studio fatto sulle proporzioni geometriche, si presenta come un ” foglio ” stretto e lungo piegato in varie parti, adagiato in parte su una pedana realizzata come un podio gradinato. Il foglio parte da terra come un pavimento quadrato che diventa una scalinata, subito dopo una rampa inclinata del 3 % ed infine una quinta piagata che funge da testata e chiude frontalmente la scenografia. Essa, dunque, si presenta come una struttura semplice e lineare.
La scenografia risulta composta  da due parti: una superiore, il ” foglio “, visibile in tutte le scene, ed una inferiore, la pedana, visibile solo in alcune.
La macchina scenica è stata pensata appunto come un lungo palco, diverso da quelli tradizionali per fattura e fattezze, dove svolgere rigorosamente la recitazione. Ciò che io chiamo ” foglio “, naturalmente non è un unico pezzo, ma per motivi tecnici e statici è suddiviso in varie parti legati tra di loro. La pedana sottostante, invece, è stata concepita come un comune sottopalco idoneo ad alloggiare al suo interno sia gli attori sia gli oggetti di scena, ma anche i cilindri telescopici a funzionamento idraulico necessari a reggere la rampa o a far apparire i vari personaggi in scena. A reggere il ” foglio ” vi è anche una struttura in acciaio studiata con una particolare forma posta dietro la testata.
Essa, inoltre, è circondata da grandi quinte, cinque per lato, che ruotando su se stesse arricchiscono la scena e non consentono la visione del paesaggio circostante, in quanto, come direbbe Cambellotti, motivo di distrazione per il pubblico.
L’ allestimento risulta diverso nelle tre tragedie sia nell’ aspetto sia nelle dimensioni, e si propone di rappresentare i luoghi dove si svolgono i fatti raccontati.
Per l’ AGAMENNONE, la scenografia rappresenta la Reggia degli Atridi con le tre porte, poste in alto sulla testata, collegate alla cordonata sottostante da un’ ampia scalinata, sorretta da una struttura sottostante. Esse rappresentano: la porta centrale, l’ ingresso alla casa, mentre le due laterali, rispettivamente il gineceo e la stanza degli ospiti dove verrà ucciso Agamennone. Dalle porte entra ed esce esclusivamente Clitemestra, la quale con il suo continuo apri e chiudi e sali e scendi non fa altro che movimentare la scena.
Sulla pedana spuntano dal basso dei podi quadrati, sorretti dai cilindri idraulici, sui quali si posiziona il coro degli Argivi per tutta la durata della tragedia. Il coro acquista pertanto una posizione sopraelevata rispetto al resto dei protagonisti in modo tale da enfatizzare meglio il suo ruolo.
Esso entra in scena dal fondo, ossia dalle grandi quinte che si aprono a mo’ di porte e mostrano un prospetto suddiviso in fogli rettangolari come se fossero le mura della città di Argo.
La scalinata bassa, inoltre, si apre per permettere l’ entrata in scena di Agamennone. Ciò avviene per mezzo di una seduta particolare sia nella forma e sia nel colore.
Il tragico epilogo che si compie subito dopo l’ingresso del sovrano è enfatizzato dalle quinte che al momento dell’uccisione essendo nere e forellate, si illuminano di rosso per meglio rappresentare l’orrendo delitto.
Per le COEFORE, la scenografia si allunga di un modulo; essa rappresenta la tomba di Agamennone che è una bucatura ricavata sulla pedana a livello dell’ orchestra, riempita di sassi e di sabbia. È una tomba modesta stando a quanto si legge nei vv. 345-353: …”Oh se piuttosto sotto le mura di Ilio, dalla lancia ferito di un soldato di Licia, fossi tu morto, o padre! Lasciato avresti nome di gloria nella tua casa, e ai figli donata una vita  da tutti ammirando nelle vie del mondo; e tu una tomba eccelsa avresti, laggiù, di terra oltremarina, alla gente men triste“…3
Non appena entra in scena Elettra con le Coefore, la macchina scenica si apre, creando così un grande varco in alto che rappresenta la Reggia degli Atridi e due ali, con una particolare pendenza, assimilabili a due grandi podi sulle quali si va a sistemare il coro. Questo particolare cambiamento scenico consente di far mostrare una parte della pedana gradonata sottostante che appare come un corridoio che collega la parte bassa della scena con quella alta. La macchina scenica  però poco prima della fine si richiude, per aprirsi subito dopo una porta, ricavata nella parte bassa della testata, con la quale si chiude il dramma. Tutte intorno le quinte mostrano all’ inizio il prospetto forellato illuminato di rosso per meglio rappresentare la drammaticità degli eventi, alla fine, invece, si illuminano di una luce sgargiante in quanto la vicenda si conclude con la tanto agognata vendetta.
Per le EUMENIDI, la scenografia si allunga di mezzo modulo, assumendo in pianta la dimensione con cui è stata pensata e si arricchisce inoltre di due coppie di tiranti in acciaio collegate a delle carrucole meccaniche, per consentire l’ ultimo cambio di scena. La prima parte si apre con un cubo, posto nella pedana a livello dell’ orchestra che aprendosi in maniera diversa rappresenta prima il tempio di Apollo a Delfi e poi il tempio di Atena ad Atene. La seconda parte della narrazione avviene sopra dove, per consentire ciò, si solleva tutta la rampa mediante i tiranti collegati alle carrucole, facendo scoprire finalmente per intero tutta la pedana gradonata sottostante che rappresenta l’ Areopago di Atene (il Tribunale). Su di essa ritornano i podi dell’ Agamennone sui quali si sistemano delle sedie di Philippe Starck. Come sfondo non si vede più la testata, ma l’ intradosso della rampa che rivestita con un foglio di alluminio, ricorda uno specchio, simbolo di trasparenza e di verità. Tutta la struttura diventa un grande podio dove il coro balla, canta e recita. Tutte intorno le quinte mostrano il prospetto suddiviso in fogli rettangolari come a rappresentare le mura delle città di Delfi e di Atene.
Infine mi sono occupato di ideare i costumi per i personaggi principali, abiti lunghi con drappeggi, maniche particolari etc…, ed abiti simili a delle toghe per gli uomini. Naturalmente sono dei costumi che possono ricordare l’ abbigliamento antico, ma che per la loro semplicità possono considerarsi atemporali.

1 – Il testo sulla tesi sta in M. Isabella Vesco, La lezione di Cambellotti in una esperienza progettuale, pag. 135.
2 – Eschilo, Tutte le tragedie, Newton, Roma 2004
3 – Eschilo, Op. cit.

Bibliografia:

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  • Eschilo, Orestea, traduzione di E. Medda Rizzoli 2005.

N.B. La località puo’ essere solo un riferimento. Potrebbe indicare la città ma non l’indirizzo esatto.