Vito Corte – Chiesa parrocchiale di Salaparuta
febbraio 27, 2006 in Edilizia pubblica, Progetti, Restauro-Ristrutturazione, Vito Corte
“… A seguito degli eventi sismici che sconvolsero il Belice nel gennaio del 1968 e che determinarono a Salaparuta anche il crollo delle esistenti chiese ed in attesa che venissero approntati tutti gli atti necessari …“
Progettista e Direttore dei Lavori: Arch. Vito Corte
Collaboratore/i: Arch. Tiziana Sanges (progettazione esecutiva), Archh. G. Bellafiore, W. Etiopia, F. Galuppo, (elaborazione CAD e assistenza alla progettazione esecutiva), Ing. Antonio Di Giovanni (progettazione strutturale e calcolo impianti), Geom. Alessandro Corte (restituzione al CAD e rilievi architettonici), Geol. Giuseppe Chiappetta (indagini sul terreno e geologia)
Progetto: 2001/02
Realizzazione: 2002/05
Committente: Comune di Salaparuta (Provincia di Trapani, Diocesi di Mazara del Vallo)
Impresa esecutrice: Imprese riunite R.B.Costruzioni srl e Billeci Francesco – Partinico (PA)
Luogo:
Note: -
Materiali
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Dati dimensionali
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Descrizione
Consolidamento, manutenzione straordinaria ed ampliamento della chiesa parrocchiale si S. Caterina, Salaparuta.
A seguito degli eventi sismici che sconvolsero il Belice nel gennaio del 1968 e che determinarono a Salaparuta anche il crollo delle esistenti chiese ed in attesa che venissero approntati tutti gli atti necessari perché il culto potesse essere esercitato all’interno di un ambiente che riparasse i fedeli dalle intemperie, la Caritas di Roma ottenne di poter erigere un capannone industriale che, temporaneamente, potesse essere destinato agli usi cultuali. Nel 1979, a cura della Caritas di Roma, venne realizzato il capannone destinato a chiesa parrocchiale. Negli anni che seguirono la struttura venne utilizzata per le attività religiose, adattando la celebrazione, laddove possibile, a quanto poteva offrire quel capannone industriale, o addirittura rinunciando ad esercitare il rito sacro in quegli aspetti di liturgia che con tutta evidenza contrastavano con le prescrizioni della Commissione Pastorale per la Liturgia o perfino con quelle del Concilio Ecumenico Vaticano II. Tutto ciò fintantoché lo stato di manutenzione e d’uso di quel fabbricato permise la permanenza di attività umane al suo interno: col tempo, ed anche per via di una imperfetta messa in opera, di insufficiente manutenzione e di imprevisti cedimenti fondali, il fabbricato non poté più essere utilizzato e rimase chiuso e precluso ad ogni attività.
Nel 2001 venne commissionato il progetto in esame con la condizione che questo, per esigenze di finanziamento pubblico, risultasse di ristrutturazione piuttosto che di nuova edificazione. Lo stesso anno il progetto di massima veniva approvato in linea tecnica e veniva assicurato il finanziamento, a cura dell’Assessorato Regionale ai Lavori Pubblici. Il progetto di massima prevedeva una rotazione a 90° dell’impianto ecclesiale , facendolo così risultare orientato secondo l’asse est-ovest, ed un adeguamento liturgico nel rispetto delle Note Pastorali ” adeguamento liturgico ” e “progettazione di nuove chiese”. Nel 2002 veniva convocata un’adunanza pubblica presso l’Aula del Consiglio Comunale, per presentare alla cittadinanza il progetto di massima già eseguito e ricevere eventuali indicazioni per la redazione del progetto esecutivo. A seguito di tale assemblea emerse l’intendimento della cittadinanza di non modificare l’andamento dell’aula ecclesiale così come veniva fatto nel progetto di massima, ma di mantenere un orientamento uguale alla preesistente chiesa. Ciò ha pertanto determinato il fatto di effettuare un sostanziale ripensamento dell’intero impianto compositivo e distributivo.
L’attuale impianto si configura allora piuttosto tradizionalmente, con un impianto longitudinale che vede l’altare al centro della celebrazione ed investito da grandi fiotti di luce naturale, ma l’assemblea disposta di fronte e non intorno ad esso. L’esonartece costituisce una sintesi tra le indicazioni delle note pastorali e la necessità di radicare l’impianto al contesto: da esso prende il via una narrazione emozionale che conduce, con semplicità ma con progressiva intensità, via via verso i luoghi della celebrazione rituale.
La chiesa è semplice ed utilizza linguaggi praticati diffusamente nel contesto: l’intonaco bianco, la pietra del luogo, la composizione volumetrica che privilegia i pieni, le grandi superfici che si ritagliano contro il cielo. L’interno è una macchina per catturare ed elaborare la luce naturale che arriva modulata da lucernai o da vetrate realizzate con tecniche sperimentali. I luoghi della celebrazione rituale, tuttora oggetto di ulteriore definizione in collaborazione con l’Ufficio Liturgico della Diocesi di Mazara del Vallo, si caratterizzano per la presenza di elementi volumetricamente puri. Tra essi l’altare e l’ambone, con fonte battesimale in relazione, assolvono ad un importante ruolo di catalizzatore. La sede della Custodia Eucaristica, in asse prospettico con la nave e sotto una cascata di luce, chiude la narrazione.
La struttura è realizzata con setti in calcestruzzo armato e capriate metalliche.
I lavori sono stati ultimati a luglio 2005. L’opera è stata collaudata sotto il profilo statico e prossimamente sarà riaperta al culto.
Nel 2005 è stato elaborato un ulteriore progetto esecutivo per la definizione degli spazi presbiterali in collaborazione con l’Ufficio Beni Culturali e Liturgico della Diocesi di Mazara del Vallo, per la collocazione del fonte battesimale e di un ambone alto.
- © Vito Corte
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N.B. La località puo’ essere solo un riferimento. Potrebbe indicare la città ma non l’indirizzo esatto.















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