Scalvedi / Sepe / Bruschi – Piazza Empedocle a Marinella di Selinunte (Castelvetrano-Selinunte)
gennaio 11, 2002 in Andrea Bruschi, Luca Scalvedi, Progetti, Spazi aperti, Tiberio Sepe
“… L’odierna frazione geografica “Marinella”, distante 13 Km dal suo capoluogo Castelvetrano, trae le sue origini da un antico villaggio di pescatori che sorse verso la fine del secolo XVIII ad est dell’acropoli di Selinunte …“
Progettista/i: Archh. Luca Scalvedi (coordinatore), Andrea Bruschi e Tiberio Sepe
Collaboratore/i: -
Progetto: progetto esecutivo primo stralcio 1997-98
Realizzazione: -
Committente: Comune di Castelvetrano
Luogo: Marinella di Selinunte
Note: -
Materiali
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Dati dimensionali
-
Descrizione
Inquadramento storico
L’odierna frazione geografica “Marinella”, distante 13 Km dal suo capoluogo Castelvetrano, trae le sue origini da un antico villaggio di pescatori che sorse verso la fine del secolo XVIII ad est dell’acropoli di Selinunte, tra i fiumi Nodione e Belice. L’ambito di Piazza Empedocle costituisce il “nucleo storico” della frazione, con il suo baricentro sul mare rappresentato dalla piazza intitolata ad Empedocle.
La principale attività economica della borgata, è data, fin da tempi remoti, dalla pesca delle rinomate “sardelle” e dal salato e conservazione di questo pregiato pesce azzurro. In epoche successive l’industria del pescato venne spostata in altre sedi della borgata più vicine al luogo di attracco delle barche, e cioè lo “scaro”.
Fino alla costruzione (avvenuta nel nostro secolo) del porto e del molo attuali lo “scaro” di piazza Empedocle servì anche come rifugio per le imbarcazioni minacciate dai marosi.
Ma, ridottasi notevolmente nel tempo l’attività legata alla pesca, una nuova vocazione ha interessato in maniera sempre più considerevole il centro abitato, quella turistica, legata sia alla notevole crescita e presenza di seconde case “di mare” degli abitanti di Castelvetrano sia, e maggiormente, alla presenza del parco archeologico dell’antica Selinunte, dalle vestigia storiche fra le più importanti del mondo. L’economia cittadina, dal secondo dopoguerra incentrata sul settore primario con qualche tentativo di sviluppo del metalmeccanico e dell’industria del legno, punta oggi soprattutto sul turismo, come testimoniano i numerosi alberghi e ristoranti di cui il centro si è attrezzato. La fama che Selinunte gode in tutto il mondo è dovuta alla solenne grandiosità delle sue rovine che non hanno riscontro in nessuna altra zona archeologica.
Il flusso turistico sebbene intensissimo in estate (Marinella aumenta in modo molto considerevole il numero degli abitanti nel periodo estivo) rimane abbastanza costante per tutto l’arco dell’anno assicurando una certa stabilità economica al borgo attraverso le attività turistico ricettive. I continui arrivi e partenze di pullmann turistici costituiscono la principale attività economica delle strutture locali.
Si è inoltre notevolmente accresciuta negli ultimi anni la vocazione balneare del centro abitato anche grazie alla presenza del parco naturale della valle del Belice che attira ogni anno migliaia di visitatori.
Le manifestazioni estive e le feste testimoniano l’altissima quantità di presenze a fronte di una capacità ricettiva che potebbe senz’altro essere potenziata sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo.
Il progetto per la riqualificazione e il recupero dell’area di piazza Empedocle cerca di interpretare la funzione baricentrica dell’arenile e della piazza nell’ottica di un miglioramento complessivo della qualità della fruizione ambientale riconnettendone la presenza alla nuova vocazione turistica del centro abitato e alla sua importante storia archeologica.
Lo stato di fatto dell’area d’intervento
L’area di intervento si estende tra il fronte compatto dell’edificato che affaccia verso il mare e l’arenile limitrofo allo slargo di piazza Empedocle .
Essa coinvolge uno spessore stretto e lungo di suolo pubblico dalle dimensioni variabili,compreso, da est verso ovest, tra la scala che unisce via del Cantone alla banchina sul bacino del porto sottostante e il bordo verso l’arenile in via uso di mare.
L’area coincide con la successione stradale via di scalo di Bruca- piazza Empedocle – via del Cantone configurandosi come un invaso caratterizzato in posizione baricentrica dallo scaro , un ampio scivolo di cemento memoria del vecchio approdo che conduce alla spiaggia, superando un dislivello in media di circa 140 centimetri tra la piazza e l’arenile. E’ qui che si verifica la dilatazione massima dell’area.
Nonostante la casualità e la frammentazione delle superfici oggetto di recupero, la morfologia complessiva delle stesse, le stratificazioni funzionali e la compattezza del fronte urbano, delineano un luogo spazialmente unitario in stretta relazione con la vita marina presso la spiaggia e le banchine portuali.
L’edilizia minore che formava l’antico borgo pur condizionando apparentemente le attuali giaciture del tessuto urbano e l’evoluzione dei rapporti volumetrici, non è più riconoscibile nei suoi tratti originali e si presenta con una facies decisamente rinnovata e disomogenea soprattutto riguardo alle forme degli affacci, i materiali e i colori.
L’altezza dei manufatti varia da due a quattro con la prevalenza di tre piani sul fronte stradale. Le coperture, oltre a presentare volumetrie generate da fenomeni di edilizia spontanea a carattere abusivo, sono nella maggior parte piane e abbastanza articolate.
Per quanto l’Amministrazione locale abbia tentato di regolare il flusso e la sosta degli autoveicoli (senso unico in direzione ovest-est, divieti di sosta, creazione di parcheggi a monte di via scalo di Bruca e via del Cantone), gli spazi aperti sono indistintamente usufruiti da automobili e pedoni, senza specializzazioni funzionali in grado di ordinarne i relativi movimenti.
Il transito e la sosta di autoveicoli condiziona pesantemente la vita locale, specie durante la stagione estiva. A ciò va aggiunto la mancanza di aree pedonali attrezzate, di luoghi ombreggiati e di verde.
Tra il porto e lo scaro la quota stradale e quella dell’arenile sono sfalsate di circa 140 centimetri e il dislivello è protetto da parapetti in ferro alternati a fioriere ma una serie di panchine troppo vicine al parapetto rende praticamente impossibile l’attraversamento pedonale.
Presso l’attacco a terra dei manufatti si succedono senza ordine una serie di aree private recintate (soprattutto lungo via del Cantone) oltre a due pedane temporanee ricoperte da strutture provvisorie e usate dai bar della piazza per il ristoro all’aperto. In alcuni tratti è presente uno stretto marciapiede in cemento.
Sulla testata est dello spessore di edificato compreso tra via uso di mare e via scalo di Bruca, vi è una piccola edicola votiva molto significativa per la comunità di Marinella.
Un sistema di nuove scale rivestite in materiale lapideo a spacco di cava e cemento unisce via scalo di Bruca con via Pammilo. Questo intervento costituisce la prima realizzazione indirizzata verso la riqualificazione complessiva della piazza e propone l’uso della pavimentazione in pezzame a spacco di cava che potrà essere riproposta per la pavimentazione carrabile della sede stradale.
In via uso di mare il salto di quota tra l’arenile e la quota stradale è protetto con le suddette balaustre in tubolari e fioriere.
L’area di intervento adiacente al porto è compresa fra la rampa di accesso al porto e la scala lungo via Cantone che conduce alla banchina sottostante.
Essa si sviluppa su due livelli: il primo segue il tracciato di via Cantone conquistando un’ inclinazione progressivamente maggiore.
Il secondo è pressochè piano, a una quota leggermente superiore a quella della banchina e coinvolge anche parte della suddetta rampa. Ad est è delimitato da una cabina tecnica, la cui copertura in quota con il livello superiore è praticabile ed ospita un gruppo di panchine prefabbricate.
Le superfici orizzontali e il muro di sostegno verticale sono intonacati di bianco, la cabina è in cemento con due vani chiusi da infissi di ferro zincato. Tra la cabina e la scala che riunisce la banchina a via del Cantone vi è uno spazio in forte pendenza in parte occupato da verde spontaneo.
Attualmente questa area è utilizzata come parcheggio durante la stagione estiva e a rimessa temporanea di piccole barche di pescatori nel resto dell’anno.
La rampa di accesso al porticciolo conduce alla banchina sotto via Cantone, al pontile del bacino e ad un piccolo scivolo tangente al pontile. Essa è degradata e mal realizzata e, a seguito dei lavori a monte di via Cantone per l’apertura di una nuova strada di connessione alla banchina, sarà percorribile dagli autoveicoli a senso unico in entrata.
La marina è illuminata da tre sistemi differenti: diffuso (pali pluriuso cui sono agganciati potenti fari, in via del Cantone e presso la pedana adiacente al molo), continuo (pali della luce di tipo stradale in ferro verniciato colore verde dal profilo più adatto a situazioni urbane che costiere), mirato (fari agganciati sui fronti delle case).
Un accurato rilievo planimetrico dell’area ha permesso di evidenziare le discrepanze con gli elaborati grafici esistenti potendo fare affidamento su uno stato di fatto attendibile.
Impostazione progettuale dell’intervento: la lettura del contesto fisico e delle attività svolte, le scelte progettuali complessive
Lo spazio costiero che insiste su piazza Empedocle, compreso tra via scalo di Bruca e via del Cantone, adiacente al frequentato arenile e prossimo alle principali strutture alberghiere della zona, accoglie sia i numerosi turisti dopo la visita ai siti archeologici, sia lo svolgersi della vita locale, particolarmente intensa durante i mesi estivi.
Come area «centrale», la marina si presenta attualmente disarticolata, degradata e inadeguata ad ospitare e a «rappresentare» quella pluralità di funzioni che la posizione e la tradizione le attribuiscono. Poco definita, non più strada, nè più piazza, connotata da attributi urbani incongrui, essa ha perduto la sua identità risultando inadatta e scomoda per l’uso e i bisogni sociali contemporanei.
Ridisegnare la marina di piazza Empedocle affrontando unitariamente le problematiche progettuali; restituire alla comunità di Marinella di Selinunte e ai numerosi visitatori una rinnovata immagine che esalti i valori tradizionali e le specificità locali rafforzando l’identità complessiva del luogo: questi gli obbiettivi attraverso i quali il progetto si è sviluppato.
Il borgo di Marinella può essere visto, nella sua zona costiera, come organizzato per fasce, parallele alla costa, di costruito e di attività adiacenti, irregolari e successive: all’area naturalistica dell’arenile segue la fascia dello “scaro”, elemento di mediazione e superamento del dislivello tra la sabbia e la sede carrabile, la strada stessa non ancora piazza ma non del tutto strada, le quinte del fronte urbano stratificate fra via Uso di mare e via Scalo di Bruca.
All’attuale organizzazione di tali fasce fisiche non corrisponde un’altrettanto leggibile organizzazione delle attività che ivi si svolgono: ciascuna funzione viene espletata su una piazza e su un lungomare che sono anche sede carrabile e parcheggio, con grave rischio per la sicurezza delle persone, specie in estate, e i luoghi per il ristoro e per il commercio all’aperto non hanno una posizione corretta e gradevole.
Tale confusione fra attività e sua localizzazione pregiudica notevolmente la qualità e la vivibilità dello spazio aperto nel suo complesso.
A questa lettura del sito “per fasce stratificate” il progetto esecutivo ha cercato di rispondere attraverso un’operazione di riordinamento e rafforzamento dei dati morfologici attuali al fine di chiarirne anche quelli funzionali.
Sebbene questa operazione di chiarimento del rapporto fra attività e sua localizzazione sia stata intrapresa con lo scopo di meglio definire i luoghi delle attività si è cercato altresì di mantenere comunque un certo grado di flessibilità e interpretabilità d’uso dello spazio aperto.
Al problema dimensionale della piazza attuale si è cercato, compatibilmente con il vincolo di intangibilità dell’arenile, di dare una risposta in termini quantitativi procedendo a una chiara separazione fra aree totalmente pedonali e parzialmente carrabili con un cospicuo aumento della superficie delle prime.
Rafforzando questa peculiarità di organizzazione per fasce longitudinali parallele alla costa l’intervento si articola in due lotti che potranno essere realizzati in tempi diversi.
Dal punto di vista altimetrico, come accennato, l’area è caratterizzata da un dislivello trasversale fra strada e piazza e da un dislivello longitudinale che interessa tutta la passeggiata a mare da via scalo di Bruca al porto.
La risoluzione del dislivello trasversale è stata affidata alla presenza di scale, rampe e cordonate in numero sufficiente a una congrua e comoda fruizione della spiaggia, mentre quella del dislivello longitudinale ha comportato la progettazione di due principali piani della nuova piazza Empedocle: una piazza “superiore” e una piazza “inferiore” separate da una cordonata che supera un’altezza di 60 cm.
In sintesi i principi seguiti per la redazione del progetto sono stati:
- mantenimento ed esaltazione dei caratteri fondamentali dell’area:
il progetto intende registrare l’incertezza tipologica che contraddistingue la natura dello spazio aperto preesistente tentando di valorizzarne i caratteri salienti. L’area nel suo insieme si disvela secondo una naturale stratificazione funzionale che conduce ad una flessibilità generalizzata nell’uso quotidiano;
- continuità spaziale con il tessuto urbano limitrofo:
attraverso il tentativo di realizzazione di un passaggio graduale tra il pieno dell’abitato e il vuoto dell’arenile e del bacino del porto, connettendosi ai tracciati originari (ad esempio le rampe di scale adiacenti a via scalo di Bruca), e recuperando un’ immagine unitaria di questa fascia costiera; da via del Cantone a via Uso di mare, quindi l’ipotesi di una passeggiata continua e ricca di situazioni differenti;
- rapporto serrato con l’arenile e valorizzazione dello scaro :
il borgo di Marinella si attesta a pochi metri dall’arenile, spazio di relazione del luogo durante la stagione calda. Lo scaro, con la costruzione del porticciolo ha perso le vocazioni funzionali originarie e si qualifica nel presente come vera e propria soglia della spiaggia, spazio deputato per le proprie origini costitutive al recupero delle tracce storiche e del genius loci, luogo ideale di sosta per le vedute verso il mare. Il rimodellamento della sua superficie è in funzione delle reali destinazioni d’uso e dei principali scorci prospettici;
- ridefinizione degli «spazi di relazione» con un progetto organico e globale:
l’individuazione delle principali destinazioni d’uso e la loro localizzazione conducono ad una forma complessiva che facilita le connessioni, sviluppa sottili concatenamenti e descrive attraverso l’uso dei materiali la storia dell’area. Da qui la scelta di rinunciare nel progetto alla definizione di una figura planimetrica perimetrata e facilmente individuabile poichè ingiustificata rispetto alla forma urbana, ai caratteri funzionali e alla naturale tendenza allo sviluppo longitudinale del sistema dei tracciati pedonali e carrabili.
La specializzazione funzionale ha voluto tenere conto comunque del desiderio di unità figurativa. In questo senso la varietà del ridisegno della pavimentazione sottolinea l’unità spaziale e concettuale dell’intervento, pur nella pluralità e varietà delle destinazioni uso e delle loro differenti caratterizzazioni architettoniche;
- pedonalizzazione dell’area entro limiti congruenti:
nel nuovo assetto di piazza Empedocle la compresenza di aree pedonali e tracciati carrabili non può andare a discapito della superficie e della qualità dei primi. Le specificità del sito escludono in questo senso l’interferenza funzionale. Le superfici carrabili (lotto 2, pedonalizzazione a fasce orarie) saranno comunque ripavimentate in materiale lapideo considerata la loro appartenenza al sistema di piazza Empedocle;
- ridisegno degli spazi verdi e delle aree piantumate:
alla totale mancanza di aree ombreggiate si è risposto con un progetto del verde in grado di reintrodurre le qualità ambientali locali preesistenti e di ripristinare il giusto equilibrio fra spazi minerali e vegetali.
Si è scelto il filare alberato come elemento architettonico atto a ristabilire nuovi e più misurati rapporti tra i vuoti e i pieni della marina; l’eventuale reinserimento di vegetazione bassa (tipica della macchia mediterranea locale) nelle aree marginali dell’arenile, da una parte è funzionale al recupero dello stesso quando incontra la costa (simulando così i caratteri del paesaggio naturale costiero della zona), dall’altra esalta gli sfondi delle visuali e i rimandi prospettici sia dallo scaro , sia dal mare che dalla spiaggia;
- definizione unitaria degli elementi di arredo:
parapetti, sedute, elementi di rivestimento, aiuole sono progettati tenendo presente lo spirito unitario dell’intervento;
- qualità e opportunità di materiali e colori:
grande attenzione si è posta nella scelta dei materiali da utilizzare per le pavimentazioni. Recependo le indicazioni della Soprintendenza BB.CC.AA. il progetto prevede l’uso di materiale lapideo a spacco di cava, di marmo Perlato di Sicilia e grigio Billiemi, materiali legati alla tradizione del colore locale di Castelvetrano, Salemi e della valle del Belice. Inoltre si è voluto ricorrere al materiale che più di ogni altro rappresenta la storia e l’importanza di Selinunte: il tufo calcareo che costituisce il magnifico supporto delle architetture dell’acropoli e dei templi antichi.
Constatata l’impossibilità del reperimento nella zona di una calcarenite identica a quella dei templi è stato studiato in laboratorio (si vedano i campioni forniti) un tipo di cemento colorato in pasta e additivato con fibre rinforzanti che, trattato con disattivanti superficiali e lavato riproduce esattamente il materiale delle antiche murature ma con migliori caratteristiche di resistenza meccanica e all’usura;
Sulla base di questi principi la progettazione del primo lotto ha identificato e proposto in un contesto unitario quattro sottosistemi di intervento:
- gli spazi di relazione in via Uso di mare:
il carattere semiprivato della strada ha suggerito di intervenire in via Uso di mare con la sola ripavimentazione e con la disposizione del nuovo impianto luci. Sul bordo che separa la strada dall’arenile sono collocate una serie di sedute fruibili anche dagli abitanti delle unità residenziali della via.
Tra le sedute vi sono varchi di accesso all’arenile sottostante e lastre di materiale lapideo ornamentale. Il dislivello attuale tra la quota stradale e la quota dell’arenile è colmato da un declivio sabbioso trattato eventualmente con vegetazione bassa (agave americana, ammophila arenaria (avena marina), chamaerops humilis (curina));
- la piazza superiore:
spazio centrale del progetto di recupero di piazza Empedocle, la riprogettazione dello scaro si organizza secondo una piazza “superiore” e una “inferiore” dalla quale si diparte la passeggiata a mare.
Esse sono separate l’una dall’altra da una cordonata che supera il dislivello di 60 cm. La piazza superiore costituisce un piano contenuto fra un duplice filare di magnolia grandiflora, che prolunga rinforzandola la quinta delle residenze su via Uso di mare e inquadra l’edicola votiva della sua testata, e uno sperone murario che, contenendo il dislivello con l’arenile, costituisce il sistema di testata della marina. Pensato più per lo stare che per l’attraversare, più raccolto grazie a una maggiore mediazione con la spiaggia e alla presenza di un verde più fitto e ombroso, lo spazio aperto assume maggiore centralità sottolineata anche dal disegno delle pavimentazioni.
Dalla piazza superiore scende una scala per l’accesso all’arenile la cui direttrice visiva inquadra di scorcio tutto l’andamento della marina;
- la piazza inferiore:
occupa la parte centrale dell’attuale scaro e costituisce il punto di massimo ampliamento della piazza Empedocle rispetto allo stato attuale. In essa è risolto sia il rapporto con il dislivello che la separa dall’arenile che con la strada carrabile, ben separata da gradini e dal filare di palme che la misura insieme a quello del sistema di illuminazione.
Il rapporto con l’arenile viene risolto attraverso la costruzione di una gradonata alternata a scale dove si svolgono comodamente seduti e anche di notte le principali attività di relazione.
La sua parte in piano è invece l’inizio della passeggiata che connette la piazza al porto articolandosi in spazi tangenziali attrezzati con sedute e attrezzabili con gli arredi all’aperto per gli esercizi di ristorazione.
E’ uno spazio pluriuso che può assolvere a diverse funzioni: sosta ombreggiata, rivendita di prodotti artigianali, passeggiata serale.
La flessibilità è il carattere principale di queste superfici: una parte del percorso attualmente separato dalla spiaggia da un dislivello di circa 120 cm, che sarà colmato con un riporto di sabbia diverrà permeabile trasversalmente e potrà dunque divenire accesso continuo al mare decongestionando la folla estiva. Tale piano inclinato di sabbia può essere utilizzato come rimessa di piccoli scafi.
A questo scopo è stato ricollocato lungo la passeggiata il piccolo motore diesel attualmente già in uso sullo scaro per l’alaggio delle imbarcazioni.
La pavimentazione della passeggiata contiene lastre che riproducono planimetrie archeologiche e opere non più presenti fra le rovine formando un piccolo museo all’aperto dell’informazione sul luogo;
- l’intervento sulla banchina portuale:
occupa l’area di risulta fra la rampa di accesso al porto, la banchina adiacente e via Cantone.
Più che un edificio è un complesso di funzioni raggruppate sotto l’ampliamento verso il mare del piano stradale di via Cantone. Tale ampliamento è stato dotato di una struttura indipendente in grado di semplificarne la costruzione.
Esso consta di due scale scontrate l’una all’altra, atte al raggiungimento della banchina del porto in condizioni di sicurezza, e della riqualificazione della parete di contenimento di via Cantone.
L’organismo architettonico si estende lungo la banchina e presenta un unico fronte verso il porticciolo alberato con un filare di palme (phoenix canariensis).
Il fronte verso la banchina è in materiale cementizio sabbiato che riproduce esattamente la calcarenite dei templi antichi, e impreziosito dall’inserimento di materiali lapidei locali. La pavimentazione del dislivello rispetto alla banchina è quasi del tutto in robusto marmo Perlato di Sicilia.
Su di essa è possibile la rimessa di alcune imbarcazioni.
Su via Cantone la copertura dell’edificio è trattata come spazio aperto pensato in continuità con i nuovi spazi di piazza Empedocle e si organizza per disimpegnare i flussi pedonali lungo la direttrice est-ovest creando anche un piccolo ambito di sosta. Sul bordo verso la strada vi è disponibilità di alcuni posti auto per sosta rapida e di emergenza.
Il rapporto fra costruito e mare attraverso la nuova piazza: l’accessibilità pedonale e carrabile
Dal punto di vista della mobilità l’impostazione dell’intervento ha recepito le indicazioni dell’Amministrazione Comunale. Il sedime carrabile dell’area di piazza Empedocle è stato ridotto a una sezione automobilistica minima, sufficiente per il transito a senso unico (vedi fig.).
Alla sede carrabile sono state annesse alcune aree di parcheggio adibite alla sosta rapida per carico e scarico merci, al trasporto portatori di handicaps, alla pubblica sicurezza e vigili del fuoco. Nel periodo estivo il transito sarà consentito per fasce orarie e sempre a velocità estremamente limitata.
La dissuasione dalla sosta automobilistica è stata affidata alle stesse modalità di impianto del piano pedonale della piazza che, sfruttando e regolarizzando il dislivello esistente, forma rispetto al percorso automobilistico gradini in salita e in discesa. E’ stato così possibile evitare l’uso di elementi di dissuasione al parcheggio tipici del cosiddetto arredo urbano (sfere lapidee, catene e altro), che avrebbero comunque costituito un ostacolo alla transitabilità pedonale del sedime della piazza in caso di traffico carrabile non consentito. Da questo punto di vista è stata amplificata la prerogativa della piazza come spazio a prevalente pedonabilità nel quale sia comunque possibile un transito sicuro dei pedoni nei momenti di traffico automobilistico consentito. E’ dunque stata prevista una pavimentazione unitaria di tutta la piazza Empedocle al fine di non rendere distinguibile dal punto di vista materico il sedime carrabile dal pedonale e restituire completezza coloristica e unicità formale all’invaso spaziale della piazza aperta sul mare.
Nel contempo in caso di transito carrabile attivo la percorribilità pedonale di piazza Empedocle rispetta e amplifica le traiettorie parallele alla costa costituendo una piacevole passeggiata a mare con accessi diretti all’arenile. Tali accessi, oltre che con scale, cordonate e rampe, sono stati potenziati attraverso cospicui riporti di sabbia grazie ai quali è reso possibile il raggiungimento dell’arenile da qualsiasi punto della piazza.
L’organizzazione delle destinazioni d’uso: i percorsi, le aree al servizio della ristorazione, gli spazi di relazione, i segnali e gli elementi informativi, i servizi, gli arredi
Come accennato precedentemente uno dei criteri che hanno informato l’organizzazione dei percorsi, e che è alla base dell’impostazione dell’intervento, è stato quello del miglioramento del rapporto di fruizione fra piano della piazza e piano dell’arenile. Lo stato di fatto è stato modificato con lo scopo di migliorare la permeabilità al transito delle persone verso il mare e dal mare verso la piazza.
Il primo impegno progettuale è stato quindi rivolto alla massima amplificazione dimensionale del piano della piazza e all’abbattimento delle barriere architettoniche che oggi impediscono la relazione diretta fra piazza e arenile. Di conseguenza la stratificazione dell’intervento per fasce funzionali parallele alla costa, che recepisce e razionalizza l’organizzazione dello stato di fatto, prevede un primo elemento filtro atto a risolvere il rapporto altimetrico fra piazza e spiaggia. Tale prima fascia funzionale è l’elemento di congiunzione fra spiaggia e piazza occupando il margine dell’attuale “scaro” e il restante percorso che lega la piazza al porto. Esso è risolto attraverso due tipi di intervento: la formazione di gradoni e scale in corrispondenza della piazza e l’ampio riporto di sabbia che nasconde la parete di contenimento della passeggiata attuale eliminando il dislivello tra piazza e arenile.
Anche in corrispondenza del porto si è cercato di adottare il medesimo criterio di semplificazione dell’accessibilità con scale che separano la sede carrabile dalla pedonale evitando un pericoloso accesso al porto del pedone dal percorso carrabile. Vi è dunque una scala per che giunge al porto dalla piazza e una che evita il passaggio per lo stretto marciapiede a chi proviene a piedi da via Cantone.
La seconda fascia funzionale comprende il percorso principale della passeggiata e alcune aree di sosta. In essa, al riparo dalle automobili, possono agevolmente trovare posto attrezzature e arredi al servizio dei bar della piazza. E’ stato infatti indispensabile al fine dell’allargamento della sede pedonale lo spostamento degli arredi mobili utilizzati dai bar per la ristorazione. Tali superfici saranno collocate al margine dell’ampia passeggiata pedonale riconquistata alla strada, all’ombra del filare di palme che punteggia tutto il percorso.
Quest’ultimo non è pensato solo come elemento rettilineo e lineare ma subisce con continuità una serie di allargamenti tangenziali in spazi di relazione attrezzati con sedute. Le sedute sono costituite da elementi morfologicamente differenziati: sedute lineari murarie e sedute puntiformi lapidee.
Nella piazza superiore questo aspetto degli spazi di relazione è legato oltre che alla forma più raccolta e “chiusa” dell’invaso, alla presenza del boschetto di magnolia grandiflora dove è possibile la seduta in zona più ombrosa.
Particolare attenzione è stata posta nella dotazione della nuova piazza di un sistema puntuale di servizi:
a- in un certo senso tutta la piazza è pensata come servizio culturale: la pavimentazione e le quinte murarie contengono pannelli lapidei che informano o fanno riferimento alla storia di Selinunte e del suo sito archeologico. Planimetrie archeologiche, riproduzioni serigrafiche delle metope dei templi, pannelli descrittivi e di informazione turistica costellano i percorsi costituendo oltre che motivo di utilità anche di curiosità e interesse.
Tutti questi elementi segnale formano nel complesso una sorta di museo all’aperto. Anche la nuova fontanella, che ripropone per l’uso quella metallica esistente, sarà pannellata con riproduzioni di opere d’arte antica.
b- la piazza è dotata di servizi di pubblica utilità collocati in posizione strategica: pareti-quinta attrezzate contengono, oltre alle stele informative, telefoni, cestini per rifiuti e vani per l’alloggiamento al coperto dei cassonetti della nettezza urbana. Attraverso tali pareti, oltre a formare alcuni spazi della piazza più contenuti e raccolti, si è potuta evitare la disseminazione di antiestetiche cabine telefoniche e maleodoranti cassonetti per la spazzatura, fornendo punti di riferimento per i visitatori. Gli alloggiamenti per i cassonetti sono posti in posizione consona alla sosta dei mezzi di smaltimento in modo che durante le operazioni di carico e scarico non intralcino il traffico automobilistico.
c- oltre a tali servizi le pareti attrezzate contengono centraline elettriche e degli impianti di irrigazione.
Infine è stata posta attenzione al mantenimento delle superfici oggi destinate al ricovero delle imbarcazioni sia per quanto riguarda l’arenile che per la banchina di porto. Allo scopo è stato ricollocato in debita posizione il motore diesel che da sempre viene utilizzato per l’alaggio dei natanti di piccolo cabotaggio. Anche per l’area attrezzata della banchina di porto, compatibilmente con le dimensioni del sedime di intervento, che è stato comunque sensibilmente ampliato, si è cercato di lasciare il più possibile sgombro il piano calpestabile al fine di potervi, nei mesi invernali o per manutenzione, ricoverare alcune imbracazioni. E’ in ogni caso utile porre l’accento sulla inadeguatezza delle odierne dotazioni portuali che meriterebbero interventi di ben maggiore portata al fine di una sua reale rifunzionalizzazione.
L’organizzazione della luce e del suono
Per la sua configurazione spaziale piazza Empedocle può essere letta, oltre che come stratificazione parallela alla costa di elementi fisici e funzionali, anche come corona di quinte aperte sul mare, palcoscenico sull’arenile.
Il sistema degli elementi di illuminazione cerca di interpretare e valorizzare questo aspetto puntando alla formazione di una serie di superfici luminose che in planimetria possono essere viste come un arco con la concavità rivolta al mare.
Il principio fondamentale che accomuna gli elementi di illuminazione proposti è dunque quello della illuminazione diretta su superfici utilizzate di riflesso come diffusori eliminando qualsiasi forma di abbagliamento.
La stratificazione dei piani di luce che ne deriva propone una gerarchia sia di superfici che di intensità luminose, degradanti dal costruito verso il mare: la quinta edilizia esistente, il sistema puntiforme delle piantumazioni arboree, il sistema minuto delle sedute e infine quello minutissimo delle luci di segnalazione di scale gradonate.
In questo senso il progetto recepisce le indicazioni della Soprintendenza BB.CC.AA. che richiedevano il privilegio di “un’illuminazione il più possibile indiretta e diffusa”. Ciò compatibilmente con la dotazione minima normativa accettabile per gli spazi aperti che è fissata sui 15 lux.
Convergenti su questo scopo sono stati proposti tre principali tipi di illuminazione:
a- corpi illuminanti su palo disposti in serie lineare:
viene adottato il modello DUPLO prodotto dalla Castaldi illuminazione, un apparecchio che “pur impiegando le lampade di più elevata luminanza e di miglior efficienza luminosa elimina radicalmente ogni forma di abbagliamento assicurando il massimo di comfort visivo”.
Tale tipo di apparecchio è impiegato sia nella versione monoemissione, cioè illuminante con un cono luminoso verso il basso, sia nella versione biemissione, in grado di illuminare contemporaneamente sia il piano pedonale sottostante che superiormente le chiome delle palme al cui filare si alternano i pali. Nella versione monoemissione tali apparecchi connotano i percorsi di via Uso di mare e via Cantone. In questo caso il tipo di apparecchio è ideale per evitare anche l’abbagliamento degli automobilisti.
Il tipo di palo impiegato, estremamente sintetico nella sua linea cilindrica leggermente rastremata, sarà di colore zincato, così come gli apparecchi dei corpi illuminanti.
Lo stesso corpo illuminante può essere montato a parete a costituire il sistema della luce diffusa sulle quinte edilizie esistenti. Inoltre la linea semplice e compatta dell’apparecchio sembra in grado di armonizzarsi con il contesto urbano meglio degli altri corpi illuminanti di produzione industriale delle migliori marche interpretandone efficacemente le caratteristiche spaziali.
b- corpi illuminanti a incasso disposti per punti notevoli:
viene adottato il modello POWERDISK prodotto dalla Castaldi illuminazione, un apparecchio che “consente di illuminare dal basso verso l’alto con una estesa gamma di lampade che hanno potenza luminosa e caratteristiche alquanto differenziate. La costruzione in tecnopolimero composito ad alta resistenza meccanica rende l’apparecchio pedonabile e carrabile, resistente all’urto e ad ogni tipo di corrosione massimizzando l’affidabilità nel tempo, semplificando la manutenzione e rendendone minimo il costo”.
Rispettando la logica dell’impostazione complessiva tale apparecchio viene utilizzato nei punti ove si è voluto avere suggestivi effetti di luce dal basso verso l’alto. In particolare sono previsti incassi a terra per l’illuminazione del boschetto di magnolie all’ingresso della piazza e delle pareti attrezzate al fine di accentuare di notte l’effetto volumetrico delle masse plastiche e del verde a macchia. Anche la parete su cui si attesta l’intervento nella banchina di porto potrà essere illuminata con luce radente dal basso. Gli incassi sono poi utilizzati lungo la passeggiata come elementi puntiformi in corrispondenza dei volumi lapidei delle sedute.
c- elementi segnale a colori ottenuti con fibre ottiche a incasso:
per la loro versatilità ed economia i sistemi di fibre ottiche possono essere usati per ottenere suggestivi effetti di luce segnaletica colorata. Si sono disposti tali elementi illuminanti allo scopo di conferire vivacità alla gradonata a mare nelle vita notturna, oltre che per renderne sicura la sua transitabilità.
Una sola centralina dispone intenità luminosa e colore di sedici punti luce, con assoluta assenza di riscaldamento del corpo illuminante.
I corpi segnaletici delle fibre ottiche, i cui colori possono essere scelti e modificati a seconda delle occasioni, punteggiano con le loro fioche luminosità colorate i fronti dei gradoni rendendone percetibile il volume.
Alle pareti attrezzate è demandato fra le altre cose anche il compito di divenire in determinate occasioni elementi di diffusione sonora. In appositi alloggiamenti possono trovare posto altoparlanti e casse acustiche.
Le pareti attrezzate, disposte ai due estremi della piazza forniranno in tal modo una corretta disposizione delle sorgenti sonore sul sito.
L’organizzazione delle aree verdi
Le essenze sono state selezionate per la loro qualità di eleganza e ombrosità nonchè resistenza allo scirocco e all’ostilità propria del terreno sabbioso.
Si è creduto opportuno confidare nelle caratteristiche di due essenze fondamentali, la palma phoenix canariensis o phoenix dactilifera e la magnolia grandiflora come alberature di carattere molto diverso ma entrambe in grado di conferire all’insieme grande decoro e interesse visivo.
Dal punto di vista compositivo si è intervenuti con due morfologie tipiche di installazione del verde, il filare alberato e la macchia verde:
a- nel primo caso si è ritenuto opportuno utilizzare le qualità metriche e misuratrici della ripetizione lineare delle piantumazioni a fronte di un contesto estremamente disarticolato e frammentario. La ripetizione dell’albero come elemento verticale secondo un ritmo dimensionale fisso costituisce uno degli elementi ordinatori della piazza nell’ottica di una riorganizzazione complessiva dei suoi scorci e caposaldi prospettici. La palma (phoenix canariensis o phoenix dactilifera) con il suo fusto massiccio e perfettamente cilindrico punteggia come un colonnato il fronte della marina direzionando e scandendo con continuità le vista parallele alla costa. Al contrario tale essenza non costituendo elemento schermante, se non nella vista di scorcio, lascia libere le visuali verso il mare non impedendo il rapporto visivo fra arenile e quinte edilizie.
b- nel secondo caso si è ritenuto opportuno utilizzare le qualità volumetriche dell’organizzazione del verde a macchia composta dal doppio filare serrato.
Ciò in vista di un duplice obbiettivo: organizzare un volume verde in continuità con la quinta edilizia che scherma via scalo di Bruca da via Uso di mare al fine di rafforzarne le caratteristiche di inquadramento prospettico della piazza e stabilire la posizione di un luogo eccezionalmente ombroso e profumato nelle ore centrali delle giornate estive. Il volume verde del boschetto di magnolie introduce al sedime della nuova piazza Empedocle costituendone la porta e prepara l’effetto sorpresa della vista del mare e della passeggiata che si intravedono attraverso i tronchi degli alberi. Inoltre il doppio filare verde entra in stretta relazione con l’edicola votiva sulla testata di via scalo di Bruca inquadrandola prospetticamente e conformando in corrispondenza di essa un ambito più appartato, raccolto e dignitoso.
Dal punto di vista botanico la magnolia grandiflora ha forma regolare e compatta e colore delle foglie verde scuro nella pagina superiore e bruno in quella inferiore. Produce grossi fiori bianchi solitari molto profumati da giugno a settembre.
La magnolia grandiflora preferisce terreni fertili, profondi di medio impasto, ben drenati, ricchi di sostanza organica e leggermente acidi. Adatte alla coltivazione sono le zone di pianura. Il clima deve essere umido con temperature invernali che non scendono sotto i -6, -8 C¡. E’ da evitare la coltivazione di tale specie in terreni argillosi e calcarei.
Oltre a queste essenze che costituiscono le scelte compositive fondamentali dal punto di vista dell’organizzazione del verde in quanto all’altezza di essere elementi incisivi nella morfologia e nella qualità dello spazio aperto sono state previste alcune piantumazioni ornamentali di ibisco Hibiscus syriacus in corrispondenza delle pareti attrezzate e dell’intervento sulla banchina di porto.
Eventualmente potrà essere considerata l’ipotesi di limitate piantumazioni basse di essenze locali al fine del consolidamento dei riporti di sabbia sui piani inclinati di collegamento fra passeggiate e arenile.
Piante rustiche come l’agave americana, l’ammophila arenaria o avena marina, la chamaerops humilis o curina tollerano la coltura su declivi sabbiosi e il vento proveniente dal mare.
L’uso del colore: introduzione alle scelte fondamentali
In relazione alla morfologia altimetrica del sedime della piazza e all’incertezza costruttiva dell’attuale “scaro” si prevede l’adozione tecniche costruttive tradizionali e flessibili: l’estrema eterogeneità fisica del sito si può dire che, anche a fronte di un meticoloso rilievo planimetrico, escluda una restituzione del tutto fedele dello stato di fatto.
Perciò l’impossibilità di ottenere un rilievo dell’area totalmente affidabile suggerisce l’uso di tecniche costruttive tradizionali, getti in cemento armato per le opere strutturali, pavimentazioni lapidee e in getto di calcestruzzi speciali e, in quanto tali, anche più economiche e praticabili con aggiustamenti e verifiche parziali in corso d’opera. E’ stato dunque escluso in qualunque caso, sia per strutture che per pavimentazioni, l’uso di elementi prefabbricati.
Per la realizzazione delle gradonate sulla superficie dello “scaro” si può intervenire (dipende anche dagli esiti di un’ indagine geognostica) attraverso la costruzione di una serie di pareti atte a contenere il dislivello altimetrico del terreno.
Il criterio costruttivo generale prevede dunque, ultimata la formazione dei piani di lavorazione, la realizzazione di muri e pareti strutturali in C.A. gettato in opera, il successivo riempimento degli interspazi con pietrame drenante costipato, il getto di solette debolmente armate al fine della ripartizione dei carichi di pavimentazione e delle sedute, la pavimentazione finale con i materiali previsti zona per zona.
Come precedentemente detto, ma che in questa sede è indispensabile ripetere, grande attenzione si è posta nella scelta dei materiali da utilizzare per le pavimentazioni e per le sedute. Recependo le indicazioni della Soprintendenza BB.CC.AA. il progetto prevede l’uso di materiale lapideo a spacco di cava identico a quello già utilizzato per la riqualificazione del corpo scala che supera il dislivello con via Pammilo, di marmo Perlato di Sicilia levigato o bocciardato in grandi masselli per le sedute, e grigio Billiemi in lastre, materiali legati alla tradizione del colore locale.
Inoltre si è voluto ricorrere al materiale che più di ogni altro rappresenta la storia e l’importanza di Selinunte: il tufo calcareo che costituisce il magnifico supporto delle architetture ciclopiche dell’acropoli, degli apparati difensivi e dei templi antichi.
Constatata l’impossibilità del reperimento nella zona di una calcarenite identica a quella dei templi è stato studiato in laboratorio un tipo di cemento colorato in pasta e additivato con fibre rinforzanti che, trattato con disattivanti superficiali e lavato riproduce in maniera eccezionalmente fedele il materiale lapideo delle antiche murature ma con migliori caratteristiche di resistenza meccanica e all’usura. Il tufo oggi disponibile nella zona di Castelvetrano è infatti assolutamente inutilizzabile per pavimentazione in quanto la sua consistenza poco aggregata lo rende troppo friabile e poroso.
L’uso dei materiali di rivestimento: pavimentazioni e pareti
Il criterio principale alla base della scelta dei materiali è stata la ricostituzione di un insieme materico in grado di riconnettere metaforicamente l’intervento su piazza Empedocle alle grandiose vestigia archeologiche dell’acropoli e dei templi. Si è dunque impostata la progettazione su un uso del materiale che sia dal punto di vista coloristico che tattile, per tipo e scabrosità delle superfici, fosse identico a quello delle rovine. Un insieme tendenzialmente monomaterico, sia pure impreziosito da inserti marmorei e lapidei, unitario dal punto di vista del colore e variabile da quello del trattamento delle superfici.
Anche morfologicamente il disegno delle pavimentazioni sintetizza i due aspetti che principalmente connotano le architetture del sito archeologico: la ciclopicità e varietà di apparecchio delle pareti difensive e delle murature di sostruzione e la misura, anche planimetrica, delle architetture sacre.
Di conseguenza se dal punto di vista del taglio delle pavimentazioni la piazza superiore propone un insieme di grandi elementi di dimensione variabile dalle caratteristiche precipuamente murarie, la piazza inferiore e le passeggiate basano il proprio ordinamento pavimentale sulla costituzione di un ritmo analogo a quello che informa la tipologia del tempio ellenistico.
La campata del colonnato, il tema dell’intercolumnio e dello stilobate, l’interconnessione misurata e seriale fra gli elementi costruttivi sono riproposti come matrici delle geometrie ritmiche delle pavimentazioni a fasce che inquadrano grandi specchiature monomateriche.
Il materiale che più di ogni altro è stato in grado di farsi portatore di queste intenzioni progettuali è stato, dopo lunghe ricerche, identificato in un tipo di calcestruzzo speciale additivato per pavimentazioni architettoniche a effetto lavato.
Il progetto propone dunque una serie di superfici monomateriche e coloristicamente uniformi ma con trattamento superficiale differenziato: a lavaggio profondo e con inerte a vista, a lavaggio superficiale e con effetto sabbiato, levigato.
Nella piazza inferiore vi saranno grandi campiture di tale pavimentazione a grana grossa contenute da fasce trasversali in levigato e longitudinali in sabbiato, mentre nella superiore ogni lastra sarà diversa dalla adiacente per trattamento superficiale.
I campioni fatti eseguire dai laboratori e confrontati con la calcarenite dei ruderi mostrano l’eccellente livello di analogicità fra i supporti materici.
Lo stesso materiale nella sua veste sabbiata viene usato per il confezionamento di un intonaco rugoso e resistentissimo da applicare sulle superfici verticali e inclinate delle pareti di contenimento e attrezzate.
E’ ottenuto in tal modo un insieme di superfici omogenee ma varie e con differenti gradazioni luministiche che evitano, pur nel rigore dell’aspetto complessivo, qualsiasi monotonia del nuovo ambiente.
Gli inserti lapidei in Perlato di Sicilia bianco giallino, bocciardato grosso e a lastre di notevoli dimensioni formano le parti più esposte all’usura e variano ulteriormente, impreziosendola, la composizione delle superfici orizzontali.
Le poche lastre informative serigrafate o incise con le planimetrie archeologiche sono costituite dal materiale più prezioso del luogo, il grigio Billiemi levigato.
Nei punti notevoli della piazza, ingressi e caposaldi prospettici è stata introdotta l’unica vera variazione coloristica sul tema, l’inserimento di alcune superfici in acciottolato con “cuti di Cavallaro”, pietre locali dal colore bruno violaceo.
Tali pietre si trovano in abbondanza nei pressi di Marinella, specie nelle vigne della valle del Belice. Insieme al cemento di colore tufaceo possono essere considerate a pieno diritto la vera “pietra locale”. Mediante la disposizione ad acciottolato consentono inoltre di risolvere il problema delle discontinuità geometriche (geometrie eterodosse, presenza di tombini, cestini dei rifiuti, lampioni etc…).
Come accennato la pavimentazione del lotto 2 potrà essere realizzata in gran parte alla stregua dell’intervento già effettuato per la riqualificazione delle scale d’accesso alla piazza, con pezzame di pietra locale a spacco di cava.
Elementi di arredo
Il criterio generale per la progettazione degli elementi d’arredo è stato quello della loro totale omogeneità con il progetto complessivo.
Non è stata disegnata la piazza per poi introdurvi la panchina o il cestino dei rifiuti prefabbricato: tutti i tipi di arredo, sedute e quant’altro, sono anche elementi che contribuiscono alla definizione spaziale dell’intervento.
Quindi nessuno elemento può essere visto come “elemento aggiunto” o estraneo in qualsivoglia modo al tema intorno al quale si sviluppa l’immagine dell’intervento.
In questo senso gli arredi sono stati previsti in sintonia con la metafora archeologica che, sebbene senza eccessi, informa le connotazioni ambientali e il carattere dell’intervento. Le sedute sono rocchi parallelepipedi in massello di Perlato siciliano levigato o murature continue e lineari, memoria dell’antica edilizia povera mentre i cestini e gli altri arredi fanno parte dei caposaldi prospettici costituiti dalle pareti attrezzate.
In tal modo è stato anche in larga misura scongiurato il problema del degrado e del vandalismo che troppo spesso deturpa gli spazi pubblici italiani.
Per la realizzazione dei pochi parapetti necessari, quando non realizzati in muratura tradizionale, il progetto ha recepito le indicazioni della Soprintendenza BB.CC.AA. che ne consigliava il supporto in legno o acciaio.
Fra i due materiali si è preferito il secondo, per la maggiore reperibilità, ma soprattutto per avere, oltre alla dimensione progettuale lapidea e muraria, quella metallica, omogenea alle palificazioni dei corpi illuminanti ed evitare l’inserimento di un nuovo materiale. L’uso del ferro nei parapetti mantiene vivo il carattere marino dell’area. Inoltre consente notevole facilità di montaggio e smontaggio delle parti assemblate.
Nella lotta alla corrosione apportata soprattutto dagli agenti marini, per evitare periodiche e costose manutenzioni si ricorrerà alla zincatura a caldo, sistema di protezione ampiamente collaudato ed estremamente affidabile.
- © Scalvedi Sepe Bruschi
- © Scalvedi Sepe Bruschi
- © Scalvedi Sepe Bruschi
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N.B. La località puo’ essere solo un riferimento. Potrebbe indicare la città ma non l’indirizzo esatto.










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