Salluzzo / Valenti / Veneziano – Unità Socio-Sanitaria alla Favorita, Palermo
settembre 16, 2000 in Edilizia pubblica, Giuseppe Salluzzo, Università
“… Il corso di Progettazione 2° ci proponeva il progetto di una unità sanitaria urbana alla Favorita. Un progetto complesso e ambizioso, una nuova tipologia sanitaria, a metà strada tra il medico di base e l’ospedale …“
Progettista/i: Archh. Giuseppe Salluzzo, Marco Valenti e Mauro Veneziano
Anno Accademico: 1995/96
Luogo: Facoltà di Architettuta di Palermo
Note: Il gruppo di progettazione era composto da tre studenti della Facoltà di Architettura di Palermo, l’architetto G. Salluzzo, M. Valenti e M. Veneziano. Nel 1995-96, insieme partecipano al 1° Concorso Progetto Giovani dal titolo “Come l’ambiente territoriale può influenzare le scelte progettuali nella individuazione dei materiali e delle tecnologie” (Il progetto presentato ha ricevuto il 2°premio).
Descrizione
Il corso di Progettazione 2° ci proponeva il progetto di una unità sanitaria urbana alla Favorita. Un progetto complesso e ambizioso, una nuova tipologia sanitaria, a metà strada tra il medico di base e l’ospedale. In un luogo ricco di memoria e di suggestioni architettoniche: la Favorita. È proprio l’analisi delle ville della Piana dei Colli che ci ha portato allo studio delle tecniche costruttive tradizionali, imponendoci una seria riflessione sul modo di costruire contemporaneo. Il sistema degli ambienti ambulatoriali doveva rispondere a certi requisiti: una luce intensa ma non diretta, un ricambio dell’area continuo ma rispondente a criteri di economia, un rapporto con l’esterno che mantiene il malato in contatto con la natura ma che non tradisce la privacy. La soluzione di questo problema molteplice ha dato luogo alla creazione di due scatole sovrapposte, che non si toccano mai, e che attraverso i loro intestirzi danno luogo alla ventilazione desiderata, all’illuminazione ideale, a quel rapporto con l’esterno necessari al sostegno morale del malato. Le due scatole si materializzano nell’incontro di due tecniche costruttive: la struttura intelaiata in legno lamellare e la muratura continua in conci di calcarenite. La scelta di questi due materiali, non tipici del costruire di oggigiorno deriva, oltre che da considerazioni di carattere progettuali da un sentito consiglio di quella “guida” preziosa che è stato per noi la Piana dei Colli e le sue ville. Basta fare un giro nei nostri centri storici siciliani per accorgersi che quasi tutte le murature sono in conci di tufo e i solai intermedi o di copertura in legno. Sono l’incuria dell’uomo e le guerre ad aver ferito profondamente le costruzioni dei nostri antenati; costruzioni fatte per il tempo (pensiamo ai templi di Agrigento, Selinunte, Segesta). La progettazione si è soprattutto concentrata su di una tettoia in legno lamellare che funge da tetto al sistema degli ambulatori. Lo studio del legno lamellare era contemporaneamente approfondito nel corso di Tecnica delle Costruzioni 2°, questo ci ha permesso di capire l’aspetto tecnico di questo materiale. La tettoia è del tutto indipendente dalla “scatola” in tufo. Si appoggia con leggerezza sul giardino che circonda il complesso sanitario. La tettoia diventa parte integrante del giardino grazie alle sue caratteristiche tipologiche nonché espressive, questa copertura assolve alla funzione principale della pergola: la modulazione della luce. Il suo posizionamento rispetto agli ambulatori permette che la luce entri abbondante ed indiretta, o diretta quando non è violenta, mentre attraverso il distacco delle due strutture viene favorita la ventilazione naturale che avviene orizzontalmente sopra la struttura in tufo. Luce ed aria sono componenti fondamentali in un edificio della salute è attraverso l’uso di queste tecnologie vengono qui ottimizzati. La leggerezza, la capacità di coprire grandi luci la possibilità di curvare gli elementi strutturali, le grandi capacità espressive, l’esteticità del legno: questi le caratteristiche che propongono il legno lamellare come una tecnica versatile e rivoluziona il suo utilizzo nel restauro. Quello che più ci ha affascinato e che si tratte di una tecnica “high tech” e tradizionale allo stesso tempo. La visita fatta alla fabbrica di legnami Lo Castro di Palermo ci ha dato la possibilità di vedere come materialmente vengono realizzate queste travi: si tratta quasi di una lavorazione artigianale e che comunque fa leva sulle capacità elastiche di questo materiale millenario. Oppure si tratta di una tecnologia ideale per coprire grandissime luci: coperture di stadi, passerelle e ponti, grandi padiglioni, complessi pubblici. Basti pensare a come viene magistralmente utilizzata dai maestri dell’architettura della leggerezza: Renzo Piano. Oscar Mathias Ungers e tanti altri. Purtroppo, è diffuso presso noi studenti, l’uso di dimenticare le tecniche costruttive alle quali non siamo “abituati”, ma i progetti disegnati dalla sola “abitudine” non offrono nulla di nuovo ne di interessante. Forse proprio noi dovremmo smettere di fare scelte aprioristiche riguardo alla tecnologia, e guardarci un po’ intorno capire le infinite possibilità che la tecnologia di oggi ci offre. La nostra ricerca tenta di essere un contributo a questo sforzo.
- © Giuseppe Salluzzo
- © Giuseppe Salluzzo
- © Giuseppe Salluzzo
- © Giuseppe Salluzzo
- © Giuseppe Salluzzo











invio in corso...