Maltese / Morici / Oddo – Spazio attrezzato a Triscina (Castelvetrano-Selinunte)
settembre 25, 2000 in Marcello Maltese, Maria Morici, Maurizio Oddo, Progetti, Spazi aperti
“… Eistono luoghi che fanno dubitare della esistenza della storia: Triscina è uno di questi, nonostante l’atmosfera mitica che è possibile cogliere nella solitudine delle vicine cave di Cusa e della città di Selinunte… “
Progettista/i: Archh. Marcello Maltese, Maria Morici, Maurizio Oddo (paesaggista)
Collaboratore/i: -
Progetto: 1998
Realizzazione: in corso di realizzazione
Committente: Comune di Castelvetrano-Selinunte
Impresa esecutrice: -
Luogo: Triscina (Castelvetrano-Selinunte)
Foto: -
Note: Concorso nazionale di idee per la Progettazione a spazio attrezzato ad uso pubblico di un’area sita in Triscina, nel Comune di Castelvetrano. Progetto I classificato
Relazione
Eistono luoghi che fanno dubitare della esistenza della storia: Triscina è uno di questi, nonostante l’atmosfera mitica che è possibile cogliere nella solitudine delle vicine cave di Cusa e della città di Selinunte.
Ad un paesaggio naturale di rara bellezza, infatti, è stata sovrapposta l’espansione incontrollata di un turismo massificato che, alla ricerca del mare e della costa, ha consentito il proliferare di tipologie di villette isolate e di case a schiera con una accentuata indifferenza alle peculiarità del luogo, ormai privato di significative preesistenze. Un mondo in cui si moltiplicano, con modalità lussuose o inumane, i punti di transito e le occupazioni provvisorie: le case abusive, infatti, compongono un universo che nella suadiversità è relativamente omogeneo e realistico ma senza alcuna qualità.
Abbiamo bisogno di reimparare a pensare lo spazio poiché, come dimostra Trascina, viviamo nel modo in cui crediamo di vivere; viviamo infatti in un mondo che non abbiamo ancora imparato ad osservare, conferma della manifestazione di una pratica corrente e ormai sempre più generalizzata che vede un ruolo del tutto marginale della cultura architettonica ed urbanistica.
Il sistema stradale, unico elemento riconoscibile, una rete a dire il vero molto fitta di strade, sottolinea la mancanza di un centro: esistono soltanto alcuni grandi cartelli che rispondono alla intensificatione del traffico, fornendo in qualche modo una prova di modernità.
In tale contesto, dove non c’è più ordine né qualità, dove regna il caos, vince il progetto del provvisorio, della discontintutà e del frammento a causa delle difficoltà che si incontrano nel tentativo di iscrivervi un principio di identità.
Il progetto si sviluppa nella consapevolezza di tutto ciò cercando di creare un nuovo possibile ambiente abitabile: una scena urbana in cui cose diverse possano acquistare un senso progressivo, un nuovo equilibrio instabile, ma comunque avanzato.
Una immagine fortemente determinata prima di tutto dal suo modo di essere prodotta, non più frutto di regole complesse, di analisi e strutturazioni sintattiche, da leggere attentamente e variamente interpretate, ma solo un riferimento forte, immediato, sintetico, estraneo al nonluogo preesistente.
Avendo definito gli indirizzi progettuali coerentemente con la normativa urbanistica ed edilizia previste dall’attuale PRG (verde attrezzato per lo sport ed aree per attrezzature di interesse comune) e dalle indicazioni contenute nel bando di concorso (rispetto della particolarità orografica e naturalistica del sito), l’intervento nell’area di Villa Quartana, rimasta inedificata all’interno di una lottizzazione selvaggia, è stato sviluppato nella considerazione che oramai non è più ipotizzabile l’urbanizzazione totale di tutto il territorio.
La riqualificazione della periferia, dunque, a partire dall’ individuazione di singole aree quali occasioni di progetto che successivamente instaurino legami e riflessi sul territorio, attraverso rapporti e percorsi, o anche attribuendogli il ruolo di punti di agglomerazione di attività vitalizzanti.
Il progetto, infatti, proponendosi quale tassello di una parte del territorio dotato di un senso funzionale e formale indipendente dall’ intorno, rispetto al quale costituisce una attrazione e una qualità, garantisce un senso nuovo all’area e contemporaneamente ha effetti positivi sulla struttura urbanistica e sul tessuto sociale in cui si inserisce.
Esso indaga, attraverso sperimentazioni morfologiche, nuove condizioni in grado di migliorare la vivibilità e la qualità del sito, all’ interno di uno stretto rapporto fra spazi interni ed esterni, giardini, aree pedonali e punti di aggregazione sociale, senza dimenticare, però, il rapporto con il mare.
In accordo con il bando di concorso, sono state utilizzate strutture di servizio legate allo sport, al tempo libero ed alle attività culturali in modo da creare funzioni controllate per evitare certe situazioni attuali che vedono i grandi spazi invasi da una moltitudine di persone senza alcuna indicazione circa i modi di fruire correttamente.
Sono state utilizzate tecnologie costruttive definite dolci e alcuni accorgimenti utilizzati dalla moderna ingegneria naturalistica – la funzione di consolidamento è in gran parte affidata alle essenze arboree -, a partire dagli elementi tradizionali della progettazione urbanistica – aree a verde, piazze, parcheggi, accessibilità. Il tema, cioè, è quello di trasformare questo sito in una struttura di valore paesistico significativo per la zona balneare di Trascina, attraverso la modificazione.
La possibilità della modificazione è stata indicata nel progetto sia a scala territoriale-paesaggistica, ri-modellando il terreno e trasformando il paesaggio grazie alla razionalizzazione delle aree verdi, sia a scala edilizia evidenziando le potenzialità costruttive dei materiali, in molti casi trascurate, e le possibilità di smontare le strutture – quali il teatro e le piccole strutture leggere e modulari da destinare ad esercizi commerciali stagionali e a valenza turistica.
E’ area di progetto, una grande superficie libera, è divisa in due parti distinte (a cui va aggiunta l’ area a parcheggio, nella zona più alta, che nel progetto è stata alberata); nella parte inferiore sono oggi concentrate le attrezzature sportive e l’associazione pro Trascina, gestita da una cooperativa di anziani.
Il complesso è caratterizzato da uno schema planimetrico/insediativo articolato dalla sequenza degli spazi verdi, dal volume/belvedere, dal teatro, dagli impianti sportivi, dalla stecca dei servizi, dagli spazi della cooperativa pro Triscina e dai percorsi che, insieme alle essenze arboree e i viali alberati, costituiscono il vero connettivo progettuale.
Si è cercato di mantenere, là dove è stato possibile, gli elementi preesistenti a partire dal viale di Brachychilon acerifolium, lungo la strada, di recente impianto e i pochi vetusti esemplari di Populus tremula , considerata la loro relativa storicizzazione al di là di ogni discutibile qualità arborea.
E’ stato modificato il limite rigido costituito dal muro che attualmente separa la quota stradale dalla area di progetto; attraverso leggeri movimenti di terra, infatti, è stato ricavato, da una parte, un piano inclinato a terrazzamenti che consente di superare la differenza di quota senza alcuna interruzione, dall’ altra un piano leggermente inclinato che costituisce una piazza belvedere verso il mare.
Quest’ ultima è caratterizzata dalla scala e da alcuni strani elementi totemici, sculture eoliche ma che svolgono una funziona precisa ovvero muovono l’acqua della sottostante cisterna necessaria per potere annaffiare il giardino. E’ acceso al piano inferiore e anche garantito da una rampa che risponde anche alle esigenze del superamento delle barriere architettoniche. La scala di accesso preesistente è stata leggermente modificata perché ritenuta eccessivamente enfatizzata, completata da un muro che si affaccia in uno specchio d’acqua, posto su uno spazio piano, prima di arrivare alle zone verdi e ai campi di bocce.
L’elementare equilibrio compositivo che governa queste architetture si contrappone alla naturale presenza del patrimonio vegetale.
Riguardo agli spazi destinati alla cooperativa pro Triscina, si è partiti da forme spaziali semplici che vedono incrociarsi e combinarsi tematiche individuali e tematiche collettive, funzioni ricreative, sia per i residenti che per gli ospiti, nell’ottica di una fruizione che possa essere estesa a tutto l’anno. Una struttura modulare che, oltre a consentire una certa economicità costruttiva e a garantire la sua realizzazione per fasi, risolve la complessità funzionale di un complesso che deve accogliere spazi diversificati.
Il teatro previsto dal progetto è uno spazio da adibire a più funzioni a seconda delle necessità: esposizioni temporanee, piccoli concedi o rappresentazioni teatrali, performances varie senza escludere la possibilità di celebrare messe all’aperto, considerata la particolare posizione del sito.
Nel progetto elaborato, volutamente non si è tenuto conto dei sistemi edificati esistenti – l’attuale sede della associazione -, ma è stata considerata la caratteristica morfologica del sito e le interrelazioni tra esso, l’ infrastruttura e il mare, a partire da una serie di operazioni puntuali di riattribuzioni di significato a luoghi già esistenti nel tentativo di cambiare il nonluogo in luogo.
Come dimostrano i singoli schemi di intervento, all’ interno degli elaborati grafici, si è cercato di attribuire qualità all’area attraverso il sistema dei percorsi, quello delle alberature o attraverso l’impianto semplice del progetto che riformula nel giardino la disposizione di piante aromatiche come un territorio salvifico.
Morfologia del territorio: i giardini proposti, se ne distinguono diversi, sono fusi tra loro senza limiti fisici retti, assemblati nella ricerca della convivenza tra forme ed essenze arboree e piante e fiori spontanei e preesistenti.
D’altro canto, le relazioni tra le parti diventano il fulcro per operare sulla complessità della preesistenza: il progetto si appropria delle reali qualità del luogo (o della loro assenza) e si allontana dall’approccio deterministico volto alle previsioni di un futuro remoto meccanicamente desumibile dalla tendenza del passato.
Un intervento, dunque, ricco di attenzioni che, inscrivendosi e radicandosi sul territorio attraverso il controllo delle relazioni con l’esterno, della prossimità del senso e della necessità del segno, ri-conduce il progetto alla pura tematizzazione della poetica del luogo, stabilendo un armonioso rapporto fra architettura e territorio.
(Dalla relazione del progetto)
- © Maltese Morici Oddo
- © Maltese Morici Oddo
- © Maltese Morici Oddo
- © Maltese Morici Oddo
- © Maltese Morici Oddo
N.B. La località puo’ essere solo un riferimento. Potrebbe indicare la città ma non l’indirizzo esatto.











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